ROBERTO GIUSSANI

photographer and journalist

V IS FOR VIRUS – red zone chronicles

a personal diary/ongoing project

ROBERTO GIUSSANI

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V IS FOR VIRUS – red zone chronicles

a personal diary/ongoing project

ROBERTO GIUSSANI

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V IS FOR VIRUS – red zone chronicles

a personal diary/ongoing project

ROBERTO GIUSSANI

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V IS FOR VIRUS – red zone chronicles

a personal diary/ongoing project

Bergamo, Lombardia, Northern Italy – March 2020

tales form the heart of the Italian COVID-19 red zone/racconti dal cuore della zona rossa

Il COVID-19, il CoronaVirus, ovvero il Virus impazza – son giorni cupi e la primavera scivola sotto gli occhi. Smarrimento e paura, le strade deserte, il silenzio venato di sirene, surreali gli uccellini che cinguettano.

Al telefono voci incerte, contatto fisico zero, mancanze rabbia frustrazione.

Giorni cupi in cui un ragazzino che gioca a calcio col babbo, in un parcheggio deserto il sabato pomeriggio – un pischello dall’ottimo controllo di palla (cit.) che dovrebbe stare sul campo coi compagni di squadra – rischia di commuovermi che neanche una retrospettiva su Neorealismo, d’inverno.

Io fotografo. Racconto. Testimonio. Parole grosse di cui non son degno, ma nel frattempo tengo a bada i miei personali mostri, le mie paure.

Fotografare mi assorbe la mente e la sgombra, motiva il pezzo non morboso della mia curiosità, mi permette di uscire per strada (a norma di legge) e pure mi spinge a farlo, con la mania del collezionista di immagini e il cuore sospeso.

Pensare che ho bisogno di un’immagine di Città Alta vuota o di un ragazzino che gioca a palla con il padre, immergermi nella amata routine di luce e composizione, camminare chilometri alla forrest gump in una città surreale, addolorata e incredula è un modo per metter questo dramma in prospettiva, davanti all’obiettivo e dentro la mia testa.

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all images/tutte le immagini © Roberto Giussani

Bergamo, Lombardia, Northern Italy – March 2020

tales form the heart of the Italian COVID-19 red zone/racconti dal cuore della zona rossa

Il COVID-19, il CoronaVirus, ovvero il Virus impazza – son giorni cupi e la primavera scivola sotto gli occhi. Smarrimento e paura, le strade deserte, il silenzio venato di sirene, surreali gli uccellini che cinguettano.

Al telefono voci incerte, contatto fisico zero, mancanze rabbia frustrazione.

Giorni cupi in cui un ragazzino che gioca a calcio col babbo, in un parcheggio deserto il sabato pomeriggio – un pischello dall’ottimo controllo di palla (cit.) che dovrebbe stare sul campo coi compagni di squadra – rischia di commuovermi che neanche una retrospettiva su Neorealismo, d’inverno.

Io fotografo. Racconto. Testimonio. Parole grosse di cui non son degno, ma nel frattempo tengo a bada i miei personali mostri, le mie paure.

Fotografare mi assorbe la mente e la sgombra, motiva il pezzo non morboso della mia curiosità, mi permette di uscire per strada (a norma di legge) e pure mi spinge a farlo, con la mania del collezionista di immagini e il cuore sospeso.

Pensare che ho bisogno di un’immagine di Città Alta vuota o di un ragazzino che gioca a palla con il padre, immergermi nella amata routine di luce e composizione, camminare chilometri alla forrest gump in una città surreale, addolorata e incredula è un modo per metter questo dramma in prospettiva, davanti all’obiettivo e dentro la mia testa.

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all images/tutte le immagini © Roberto Giussani